Essere presenti è pericoloso

Eh già, lo è davvero. E se ti dico questa cosa è perché ci sono passata anch’io.


Perché stare qui, secondo per secondo, non è così naturale come sembra.
Ci vuole coraggio.
Perché essere davvero presenti significa una cosa molto semplice: SENTIRE.
E non solo le parti belle. Significa sentire tutto. Anche quello che eviti da mesi. Anche quello che non sai bene come chiamare. Anche quella sensazione nello stomaco quando qualcosa non torna, quel silenzio che cerchi di riempire, quel momento preciso in cui capisci che qualcosa è finito davvero.

E diciamoci la verità, sei sicurə di voler sentire tutto?
Perché quando sei davvero QUI non puoi più scappare. Non puoi rifugiarti nei ricordi, non puoi distrarti con quello che è stato, non puoi raccontarti che “prima era meglio”. Sei qui. E basta.
E in quel “qui” c’è tutto: quello che funziona e quello che no, quello che ti apre e quello che ti stringe. Ed è proprio questo che rende la presenza qualcosa di così potente… e così evitata.


E allora cosa facciamo?

Andiamo altrove. E molto spesso andiamo indietro. Nel passato. Nei momenti belli, in quelli in cui ti sentivi diversə, più apertə, più vivə.

Nostalgia, la chiamiamo.

Ma se ti fermi davvero a guardarla, forse non lo è.

È attaccamento.

Perché non ti manca davvero quella persona. Non ti manca davvero quel momento. Ti manca come ti sentivi mentre succedeva. Chi eri lì dentro. E forse è proprio quello che stai cercando di ritrovare.
E allora ci torni.

Lo so perché lo faccio anch’io.

Ci torni ancora e ancora, finché a un certo punto inizi quasi a viverci.


E mentre sei lì… la tua vita di adesso?

Ti sfugge. Non perché non sia abbastanza. Ma perché tu non sei completamente dentro. Ed è qui che perdi davvero qualcosa. Perché significa che anche le cose belle che stanno accadendo adesso ti passano accanto senza toccarti davvero. Non le senti fino in fondo. Non le vivi completamente.

E senza accorgertene smetti di creare nuovi momenti, nuova vita, perché sei ancora impegnatə a trattenere quelli vecchi. Li riguardi, li allunghi, li immagini diversi, provi a farli continuare. Ma quel seguito non esiste. E nel tentativo di tenerli con te ti allontani da tutto il resto. Da quello che c’è ora. Da quello che potresti vivere… se fossi qui.

Nello yoga c’è una parola per questo: Aparigraha.
Non attaccamento.

Non significa non provare, non significa diventare freddə o distantə.

Significa non trattenere ciò che è già finito.
Anche quando era bellissimo. Soprattutto quando era bellissimo.
È quello che succede ogni volta che entri in una posizione e poi la lasci andare, senza portartela via.

Perché più trattieni, più resti lì. E meno vivi qui.


Lasciare andare non è perdere…

È creare spazio.

E qui vorrei che ti fermassi un attimo a sentirla, questa cosa.

Spazio per sentire di nuovo.
Spazio per qualcosa che ancora non conosci. Spazio per una versione di te che non hai ancora incontrato.

Non sai cosa succederà domani.
Non sai chi o cosa arriverà. Ma per la prima volta non ti serve saperlo. Ti viene voglia di scoprirlo.
Un giorno alla volta.
Un respiro alla volta.
Come quando eri bambinə e non avevi bisogno di controllare niente. Era il “destino” a farlo per te - (no worries, presto arriverà un articolo anche su questa strana parola ;)).

E forse è questo. Non è che hai meno paura. È che hai più fiducia.

E quindi sì, essere presenti è pericoloso.
Perché ti fa vivere davvero. Non solo il bello. Anche tutto il resto.
Quello che non controlli.
Quello che non puoi sistemare.
Quello che non puoi prevedere.

Ma è esattamente lì che succede qualcosa.
È lì che si vive.
Non nei ricordi.
Non nel “com’era”.

Qui.
Adesso.

:)

Con tutto il mio amore,
S.


JOURNAL PROMPTS

Quando torni a casa, se ti va, prenditi un momento, se ti va accendi una candela e preparati il tuo dirnk preferito. Prendi carta e penna e, se vuoi guardarti (davvero), prova a riflettere su:

Dove vai, con la testa, quando non vuoi stare qui?
Ti manca davvero… o ti manca come ti sentivi?
Quanto spazio stai dando al passato, oggi?
Cosa stai evitando restando lì?
E se lasciassi andare… cosa diventerebbe possibile?


Sunsea Journal
Un luogo dove muoversi non significa fare di più, ma iniziare a seguire ciò che dentro si sta già muovendo.

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Non è solo primavera